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Ci sono case che meritano uno sguardo più attento

Disabilità ai tempi del coronavirus


In un momento in cui ciascuno di noi è alle prese con lo stravolgimento di tutte le più care e odiate abitudini, con la paura di stare troppo vicino alle persone, la fatica di starci troppo lontano, con l’incertezza di come saremo e come staremo insieme tra qualche mese, cosa troveremo una volta usciti dalle nostre case, le persone con disabilità e le loro famiglie fanno i conti con un doppio isolamento.

Sono case che meriterebbero uno sguardo più attento; immaginiamo alcune di queste persone alle prese con “l’impegno” a non ammalarsi con questo brutto virus, perché potrebbero essere gli ultimi della lista, con il doloroso distacco dai loro educatori, con lo stravolgimento di una quotidianità, tanto rassicurante e faticosamente costruita, da reinventare, con la chiusura dei servizi educativi e dei centri diurni e quindi con la rinuncia di quella socialità così preziosa.

La paura è un sottofondo di questi giorni per tutti noi ma per molte famiglie caregiver lo è ancora di più. Sono famiglie alle prese con la spiacevole sensazione che i loro figli non siano considerati abbastanza rilevanti agli occhi delle statistiche e delle parole di questa emergenza, con la paura e la fatica di gestire le difficoltà dei propri figli senza l’aiuto degli operatori che fino a pochi giorni prima alleggerivano il carico, con l’impegno di spiegare e rendere sensata questa esperienza ai loro figli.

Il rischio è quello che queste famiglie scompaiano, ragazzi che con tanta fatica stavano tentando di fare esperienze diverse, di trovare modi per stare insieme all’altro e famiglie che erano impegnate a costruire e tenere insieme una rete di sostegno si ritrovino da soli.

Ci sono case che meritano uno sguardo più attento.

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